martedì 7 settembre 2010   ::  
 il volo axe brasil Riduci

Destinazione Porto Seguro - è un’importante e nuova operazione charter di voli per il Brasile, nata dall’impegno e dal serio lavoro del Tour Operator AXE BRASIL    , in collaborazione con il RESORT LA TORRE,  con il fine di proporre vacanze in Brasile, offrendo come destinazione PORTO SEGURO, laddove sono sbarcati, per la prima volta, i Portoghesi il 22 aprile del 1500. Porto Seguro è la terza meta più frequentata dai Brasiliani durante le loro vacanze. E’ quindi una località molto conosciuta in Brasile, soprattutto grazie alle meravigliose spiagge di Bahia, alla natura incontaminata di Porto Seguro, ma anche alla frizzante vita notturna. Un'operazione gestita in collaborazione con Imoplanet Italia.     

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 TRA LOTTA E DANZA: DIMENSIONE DI LIBERTA' - LA CAPOEIRA Riduci

Le origini della capoeira sono spesso confuse e poco chiare. Vi è un alone leggendario che avvolge questa disciplina: una storia che parla di schiavitù, colonizzazione, illegalità, riscatto, desiderio di libertà. Tali ingredienti, uniti all’arte della musica e della danza, non possono che generare un forte e sentito ardore verso questa forma di lotta, ormai conosciuta in tutto il mondo.

 
LE ORIGINI – LA SCHIAVITU'
Nonostante la difficoltà nel risalire ad un’origine certa e alla carenza di documenti scritti, è indubbio che la capoeira nasca dalla mescolanza di rituali di lotta e danza di alcune tribù africane, che furono deportate in Brasile dai coloni portoghesi per necessità di manodopera nelle grandi piantagioni. Il primo seme per la nascita della capoeira è da individuare proprio in questo contesto, in quei luoghi denominati Sem-Alas (senza mura), ovvero nei grandi dormitori senza divisione dove gli schiavi si ritiravano dopo il massacrante lavoro e vivevano in condizioni pessime. Qui la miscela di lingue, culture e tradizioni che ciascun schiavo portava, diede vita ad un prima forma di arte marziale, caratterizzata soprattutto da agilità e precisione.

Il vero sviluppo della capoeira, però, si ebbe nel periodo in cui cominciarono le prime fughe da parte degli oppressi. Siamo nella prima metà del XVII secolo, quando nacquero i primi insediamenti chiamati “quilombos”, di cui si ha traccia in diverse zone del Brasile, in particolare nelle zone montagnose. Il più popolare di questi villaggi fu Palmares, nel Pernambuco, considerata la prima colonia di neri africani liberi in Brasile. I quilombos erano villaggi multietnici, poiché non solo vi erano confluiti gli schiavi neri fuggiti, ma anche Indios e coloni europei che sfuggivano alle autorità. Proprio l’influenza di culture e movimenti differenti portò ad un maggior consolidamento della capoeira.

I primi documenti che citano questa tecnica risalgono proprio a questo periodo e sono datati al 1624. Si tratta di resoconti dei capi di spedizione addetti a catturare e riportare indietro i fuggiaschi. Essi fanno riferimento ad un modo di combattere particolare “usando calci e testate come fossero veri animali indomiti”. Nonostante le numerose spedizioni, i quilombos resistettero per lungo tempo (quasi cento anni), poiché, a fronte di soldati esperti e ben armati, utilizzavano come arma questa tecnica di combattimento, che divenne quindi simbolo di libertà.
 
LA LIBERAZIONE E L’ILLEGALITA’
Nel 1888 fu emanata la legge che proclamava la liberazione degli schiavi: un evento di fondamentale importanza, i cui risvolti sociali, tuttavia, non furono semplici. Le difficoltà ad inserirsi nel tessuto socio-economico da parte degli ex-schiavi, portò molti di essi a trovare rifugio nella malavita e molti altri a cercare impieghi nelle zone portuali come marinai, facchini e stivatori. Nella città di Salvador, il luogo più storicamente legato alla capoeira è il porto. Quest’ultimo è per eccellenza il luogo di scambio non solo di merci, ma anche di culture (interessanti, ad esempio, i legami con il savate, la lotta dei portuali marsigliesi, che prima di divenire uno sport presentava alcune tecniche molto simil).
La capoeira fu quindi spesso associata alla delinquenza, tanto che nel 1892 venne proibita a livello nazionale, poiché definita “elemento di destabilizzazione sociale”. La pratica della capoeira era quindi clandestina (da questo deriva l’uso da parte di ogni capoerista di avere un apelido, un soprannome), anche se veniva sempre praticata e mantenuta viva in luoghi segreti e nascosti.

RICONOSCIMENTO NAZIONALE ED INTERNAZIONALE
La legalità della disciplina fu riaffermata negli anni 30 del XIX secolo, quando la politica nazionalistica del presidente/dittatore Getúlio Vargas, in cerca di una disciplina da promuovere come sport nazionale, riportò la capoeira alla luce del sole. Inizia così la cosiddetta epoca delle accademie. Mestre Bimba, uno dei più importanti maestri di capoeira, dopo una dimostrazione pubblica, ricevette il permesso di aprire la prima scuola di capoeira con lo stile di Lotta Regionale di Bahia, da lui ideata. Con questo riscatto, cominciò l’ascesa e l’affermazione: nel 1974 la capoeira è stata riconosciuta come sport nazionale brasiliano.

Numerosi gli stili di capoeira: a Bahia, principalmente due.
Lo stile regionale di Mestre Bimba, il primo a creare un vero e proprio metodo di insegnamento, è dominato da un ritmo veloce e da movimenti alti, in cui viene enfatizzata la verticalità. Si basa soprattutto sull’uso di calci ed è molto simile alle arti marziali orientali.
In contrapposizione a questo stile, Mestre Pastinha promosse lo stile angolano. Quest’ultimo, definito anche tradizionale, recupera la forma originaria, contraddistinta da movimenti più lenti e più vicini al suolo. La difesa è l’arma vincente di questo stile, il cui punto di forza è quindi l’attesa, la sorpresa, l’agilità e il riflesso. 

Elemento comune a qualsiasi stile di capoeira è la musica
, che è in relazione intima con il movimento, il gioco e la spiritualità. Ad accompagnare la musica, le canzoni: in lingua portoghese e che attingono ad un vastissimo repertorio di canti tradizionali, spesso costituite da pochi versi. Lo strumento simbolo è il berimbau, strumento musicale a corda pizzicata di origine africana. Con un ritmo specifico, il berimbau produce i suoni che portano alla formazione della roda, ovvero il cerchio di persone che si forma attorno ai capoeristi che si sfidano. 
La roda di capoeira è il microcosmo che riflette il macrocosmo della vita e del mondo. Il rapporto con la realtà è forte, tutti gli elementi che caratterizzano le nostre relazioni nel mondo si ritrovano in questa intensa pratica: rispetto, malizia, responsabilità, provocazione, competizione e libertà. Essi però non sono solo elevati a simboli, ma realmente sono presenti e concretamente si rivelano. Il dialogo tra i corpi è reale, le emozioni che ne scaturiscono vere: non vi è mai un copione da seguire. La sua arte è la mandinga che riflette l'interiorità, una visione propria del mondo, incompatibile con l'imposizione e il regolamento. Proprio come nella vita: nella capoeira, giocando, emerge ciò che rende ciascun uomo un essere differente e unico.

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